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Feynman: La fisica di Feynman4 volumi Trad. di G. Altarelli, C. Chiuderi, E. Clementel, S. Focardi, S. Franchetti, L.Monari, G. Toraldo
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Recensione pubblicata nelle Scienze: Nella città chiamata Neiko cè una porta: dicono che sia la «più bella di tutto il Giappone». È scolpita con colonne, teste di drago e immagini di principi. La sua bellezza poggia sulle perfette simmetrie della struttura e dei fregi. Eppure, se la si osserva con attenzione, si scova un piccolo elemento «scolpito a rovescio». Narrano che questa anomalia non sia frutto del caso, ma sia stata inserita «affinché gli dei non fossero gelosi della perfezione delluomo». E allora? Allora «ci potrebbe piacere di capovolgere lidea e pensare che la vera spiegazione della quasi simmetria della natura sia questa: che Dio fece le leggi soltanto quasi simmetriche in modo che non fossimo gelosi della Sua perfezione». Così si chiudeva, molti anni fa, il primo volume di unopera che fu subito un mito. Centinaia e centinaia di pagine che Richard Feynman aveva scritto per esplorare lintero orizzonte della conoscenza fisica e che, in linea di massima, erano pensabili come raccolte di materiali per linsegnamento universitario. Quelle pagine erano state composte, infatti, sulla base di un corso introduttivo alla fisica che Feynman, tra il 1961 e il 1963, aveva tenuto per gli studenti del primo biennio che erano iscritti al Caltech, in California. Eppure, proprio Feynman, con una mossa tipica della sua fantasiosa e narcisistica personalità, aveva premesso ai tre volumi una avvertenza: «il potere dellinsegnamento è raramente di molta efficacia tranne che in quelle felici situazioni dove è quasi superfluo». Ha fatto bene Zanichelli a ristampare, con testo originale e traduzione (e qualche errore, che si sarebbe potuto evitare con una revisione editoriale), quel capolavoro. Esso, infatti, divenne un mito nella cornice della cultura scientifica contemporanea, ma, soprattutto, conserva ancora intatto il suo fascino originale. In parte, quel potere di attrazione che esso aveva era, in qualche modo, legato alla straordinaria intelligenza di chi lo aveva pensato e scritto. Come aveva fatto argutamente osservare il matematico Marc Kac, «esistono due tipi di geni: i normali e i maghi», e Feynman apparteneva al secondo. Ecco allora, nelle parole di Kac, il luogo dove cercare la vera radice dellattrazione su citata: «deve essere terribilmente frustrante per una mente giovane e brillante tentare di penetrare i modi misteriosi in cui opera il cervello del mago». Tracce eccitanti di questi modi «misteriosi» sono sparse a piene mani nei tre volumi. Alcune vengono a galla &endash; come è giusto che sia &endash; nei passaggi che dovrebbero invece essere del tutto tranquilli. Così, per esempio, nel capitolo 17 del terzo volume, la questione delle simmetrie riappare quando Feynman introduce il tema sulla conservazione di certe quantità. Tutti sanno che lenergia o limpulso sono regolati, in fisica classica, da teoremi di conservazione. Non tutti, però, percepiscono con naturalezza il fatto che questi teoremi, quando li si impara per le prime volte, agiscono in fisica classica come «punti di partenza» (anche se, a livelli più avanzati, le questioni stanno in altro modo). Che cosa succede quando li si deve imparare in regime di teoria dei quanti? Feynman sottolinea subito, che in questo regime «i teoremi di conservazione possono, in un certo senso, essere ricavati da qualcosaltro». E come? «Il punto essenziale è che i teoremi sulla conservazione di ogni genere di quantità sono collegati, in meccanica quantistica, alle proprietà di simmetria del sistema.» E, poche pagine dopo, il giovane lettore incappa allora nella seguente considerazione. Quando si impara a esaminare un dato fenomeno, e si trova la presenza di qualche simmetria, allora si sa immediatamente che «qualcosa che era vero inizialmente, è vero sempre». Tutto va bene, insomma. Ma perché va così bene? Perché, tutto sommato, nel dire che se «qualcosa» era vero «inizialmente», allora è vero «per sempre», noi stiamo proprio usando una legge di conservazione. Così si insegnava la fisica agli studenti del primo e secondo anno quando a tenere le lezioni era chiamato Richard Feynman: eccellente suonatore di bongo, seduttore a tempo pieno, lavoratore instancabile, docente fantastico. |