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Abbott: Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni
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Si tratta di una
splendida favola matematica. Nella "Prefazione" di Masolino
d'Amico si legge: "...Flatlandia è qualcosa di più
di un brillante manualetto divulgativo di geometria avveniristica [...]
Come tutte le parabole, anche Flatlandia si presta a più di una
interpretazione, e non è detto che la soluzione debba essere unica
[...] Lo scopo ultimo dell'Abbott, lo dichiara egli stesso, è l'"arricchimento
dell'immaginazione " dei lettori; e il suo metodo è quello
dei grandi insegnanti. Egli si limita a impostare i problemi, ad avanzare
le questioni, senza interferire con una visione preconcetta delle cose;
convinto che porre una domanda è spesso la maniera più efficace
di rispondervi". L'io narrante è un abitante in un mondo bidimensionale, è precisamente un Quadrato matematico, che descrive il proprio mondo, in cui vive una particolare razza di figure geometriche; gli abitanti di Flatlandia, intrappolati nella loro geometria piana, sono, infatti, Parallelogrammi molto sottili (che rappresentano le donne, dette "Linee Rette"), Triangoli (sono i Soldati e gli Operai delle Classi Inferiori), Equilateri (cioè la Borghesia), Quadrati (Professionisti e Gentiluomini), Esagoni, o Figure a Sei Lati (Aristocrazia), per arrivare, via via che il numero dei lati aumenta, fino alla Figura non più distinguibile da un Cerchio (ordine Circolare o Sacerdotale, che è la classe più elevata di tutte). Il racconto di Abbott è anche una satira contro l'Inghilterra dell'epoca vittoriana e vengono ripresi i temi caratteristici dei dibattiti sociali di quegli anni. Le donne di Flatlandia, ad esempio, sono soltanto Linee, quasi prive di cervello; gli uomini della classe più bassa sono triangoli, mentre la classe sacerdotale è costituita di Cerchi perfetti. Mi è piaciuto quanto scritto, a proposito di "Flatlandia", da Ivars Peterson nelle pagine 117; 118; 119; 120 e 121 libro "Il turista matematico", per cui riporto alcune frasi del suo commento: "[...]Abbott faceva parte di un gruppo di insegnanti che chiedeva di rinnovare l'esame di matematica per l'ammissione all'università, che a quel tempo imponeva di imparare lunghe dimostrazioni di geometria euclidea. Secondo il gruppo di Abbott, questo studio era uno spreco di tempo e restringeva inutilmente il campo della geometria. Tuttavia, nonostante gli sforzi di Abbott e dei suoi compagni, e il crescente interesse dell'opinione pubblica per concetti come quello di quarta dimensione, i matematici tradizionalisti finirono per prevalere. L'establishment della matematica riteneva che le dimensioni superiori fossero inconcepibili, e che quel genere di idee mettesse in dubbio l'esistenza e la costanza della verità matematica, rappresentata dalla geometria euclidea tridimensionale. [...] Flatlandia solleva il problema fondamentale di come affrontare il trascendente, soprattutto quando si è certi di non poterne afferrare interamente la natura e il significato. E' il tipo di sfida che i matematici incontrano quando si avventurano nelle dimensioni superiori..." |
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