Abbott: Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni

  • Edizioni:Adelphi
  • Anno di pubblicazione: 2004
  • Euro: 8,00
  • sconto: 10%
  • pp.:166
  • ISBN: 8845909825
Si tratta di una splendida favola matematica. Nella "Prefazione" di Masolino d'Amico si legge: "...Flatlandia è qualcosa di più di un brillante manualetto divulgativo di geometria avveniristica [...] Come tutte le parabole, anche Flatlandia si presta a più di una interpretazione, e non è detto che la soluzione debba essere unica [...] Lo scopo ultimo dell'Abbott, lo dichiara egli stesso, è l'"arricchimento dell'immaginazione " dei lettori; e il suo metodo è quello dei grandi insegnanti. Egli si limita a impostare i problemi, ad avanzare le questioni, senza interferire con una visione preconcetta delle cose; convinto che porre una domanda è spesso la maniera più efficace di rispondervi".
L'io narrante è un abitante in un mondo bidimensionale, è precisamente un Quadrato matematico, che descrive il proprio mondo, in cui vive una particolare razza di figure geometriche; gli abitanti di Flatlandia, intrappolati nella loro geometria piana, sono, infatti, Parallelogrammi molto sottili (che rappresentano le donne, dette "Linee Rette"), Triangoli (sono i Soldati e gli Operai delle Classi Inferiori), Equilateri (cioè la Borghesia), Quadrati (Professionisti e Gentiluomini), Esagoni, o Figure a Sei Lati (Aristocrazia), per arrivare, via via che il numero dei lati aumenta, fino alla Figura non più distinguibile da un Cerchio (ordine Circolare o Sacerdotale, che è la classe più elevata di tutte).
Il racconto di Abbott è anche una satira contro l'Inghilterra dell'epoca vittoriana e vengono ripresi i temi caratteristici dei dibattiti sociali di quegli anni. Le donne di Flatlandia, ad esempio, sono soltanto Linee, quasi prive di cervello; gli uomini della classe più bassa sono triangoli, mentre la classe sacerdotale è costituita di Cerchi perfetti.
Mi è piaciuto quanto scritto, a proposito di "Flatlandia", da Ivars Peterson nelle pagine 117; 118; 119; 120 e 121 libro "Il turista matematico", per cui riporto alcune frasi del suo commento: "[...]Abbott faceva parte di un gruppo di insegnanti che chiedeva di rinnovare l'esame di matematica per l'ammissione all'università, che a quel tempo imponeva di imparare lunghe dimostrazioni di geometria euclidea. Secondo il gruppo di Abbott, questo studio era uno spreco di tempo e restringeva inutilmente il campo della geometria. Tuttavia, nonostante gli sforzi di Abbott e dei suoi compagni, e il crescente interesse dell'opinione pubblica per concetti come quello di quarta dimensione, i matematici tradizionalisti finirono per prevalere. L'establishment della matematica riteneva che le dimensioni superiori fossero inconcepibili, e che quel genere di idee mettesse in dubbio l'esistenza e la costanza della verità matematica, rappresentata dalla geometria euclidea tridimensionale.
[...] Flatlandia solleva il problema fondamentale di come affrontare il trascendente, soprattutto quando si è certi di non poterne afferrare interamente la natura e il significato. E' il tipo di sfida che i matematici incontrano quando si avventurano nelle dimensioni superiori..."

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